Addio "coliche": la scienza cambia prospettiva (e ci dà ragione!)

Addio "coliche": la scienza cambia prospettiva (e ci dà ragione!)
Per decenni è stata una delle frasi più pronunciate davanti a un neonato che piange: “Avrà le coliche!”.

La scena è fin troppo familiare per tanti neo genitori: le prime ore della sera, le gambe tirate verso la pancia e quel pianto inconsolabile che sembra non finire mai. Per molto tempo questi momenti di forte irritabilità del bambino, spesso accompagnate da un pianto inconsolabile, sono state attribuite alle “coliche”, una condizione di immaturità del sistema gastro-intestinale che includeva, oltre al pianto inconsolabile, contrazioni addominali, gas e difficoltà nel rilassare la muscolatura dell’addome.

Oggi, la ricerca scientifica internazionale sta compiendo un passo avanti fondamentale: la parola "colica" sta per essere superata, e con essa l'idea che il pianto del neonato sia il sintomo di un problema puramente intestinale.

Che cosa sta cambiando?

La comunità scientifica internazionale - nello specifico gli aggiornamenti dei Criteri di Roma V, riferimento internazionale per i disturbi gastrointestinali funzionali - ha recentemente proposto di sostituire il termine storico "colica" con una nuova espressione: Sindrome da Distress Infantile (Infant Distress Syndrome).

Ma perché questo cambio di nome è così importante per noi genitori?

  1. Non si tratta di un disturbo o una malattia: La parola colica (che deriva dal greco e indica proprio l'intestino) portava con sé l'idea di una sofferenza addominale. In realtà, gli studi mostrano che nella grandissima maggioranza dei casi il bambino non ha una patologia all'addome.

  2. Si supera la "Regola dei 3": Fino a poco tempo fa si usava la vecchia regola per cui era definita come “colica del lattante” una situazione legata al pianto per più di 3 ore al giorno, per 3 giorni alla settimana, per almeno 3 settimane. Questa rigida definizione rischiava di far sentire "sbagliato" o non compreso chi viveva la stessa fatica anche con tempi o modalità diversi.

  3. Guardiamo al bambino nella sua interezza: La nuova definizione riconosce che il pianto serale o prolungato è legato alla maturazione del sistema nervoso e all'asse intestino-cervello.

Cosa accade davvero nel neonato?

Nei primi mesi di vita, il neonato si trova ad attraversare una fase di enorme trasformazione. Il suo sistema nervoso deve ancora imparare a "gestire" la grande quantità di stimoli che arrivano dal mondo esterno: luci, suoni, sensazioni corporee, stanchezza accumulata durante la giornata.

Il pianto intenso e di difficile consolazione a fine giornata non è il sintomo di un problema intestinale da curare, ma l'unico strumento che il piccolo possiede per liberare un sovraccarico sensoriale ed emotivo.

È una risposta fisiologica a un sistema nervoso ancora immaturo che fatica ad autoregolarsi e che comunica, nell'unico modo possibile, un bisogno di rassicurazione, calma e contenimento fisico da parte del genitore.

Cosa significa questo per la vita di tutti i giorni?

Questo cambio di prospettiva porta con sé alcune buone notizie e importanti conferme per la quotidianità delle famiglie:

  • Meno farmaci e diete restrittive: Salvo diverse indicazioni fornite dal pediatra, siccome non si tratta di una patologia, non sono necessari farmaci antispastici o particolari diete per la mamma che allatta.

  • Nessuna colpa per i genitori: Comprendere che si tratta di una fase evolutiva fisiologica libera dai sensi di colpa. Non è il genitore ad essere inadeguato, ma si tratta di una fase di assestamento che tutti i bambini attraversano, seppure con espressioni ed intensità molto differenti.

  • Il potere del contatto: La risposta migliore al distress del neonato è la relazione con il genitore. Può essere utile ridurre le stimolazioni in orario serale, offrire contatto pelle a pelle, utilizzare il babywearing e praticare il massaggio infantile, tutti gesti che fanno sentire il bambino al sicuro e perciò lo aiutano a regolare il suo sistema nervoso. Per i genitori potrebbe anche essere importante aiutarsi reciprocamente dandosi il cambio, o chiedere aiuto ad altre figure per poter essere meno stanchi e quindi affrontare con migliori energie quei momenti, che a volte risultano davvero faticosi. In conclusione come siamo attenti ai segnali che i bambini ci mandano impariamo anche noi a guardarci dentro!.

Il massaggio infantile come strumento per imparare a conoscersi

Per chi pratica il massaggio infantile AIMI, questa "novità" scientifica suona come un'ulteriore conferma di ciò che vediamo ogni giorno quando incontriamo le famiglie che frequentano i nostri corsi.

Attraverso il massaggio e l'ascolto dei segnali del bambino, offriamo al neonato un'esperienza di profondo contenimento emotivo. Il tocco rispettoso (nurturing touch), il dialogo visivo e la presenza costante aiutano il piccolo a ritrovare la calma e a costruire, giorno dopo giorno, le basi della propria autoregolazione.

La prossima volta che la sera si fa faticosa, ricordiamoci che non stiamo combattendo contro una "colica", ma stiamo accompagnando il nostro bambino nell'avventura della sua crescita, un abbraccio alla volta.

Se desideri scoprire come accompagnare il pianto e i momenti di fatica del tuo bambino attraverso il tocco e il massaggio, puoi cercare un corso tenuto da un Insegnante Diplomato AIMI vicino a te.

https://aimionline.it/i-genitori

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